RecenZione God of War [NO SPOILER]

Premessa

 

Credo che una piccola carrellata dei vecchi God of War sia di dovere, per capire bene da dove nasce, come cresce e fin dove sia arrivato un franchising che è diventato icona Sony e Playstation.
GoW è un titolo che ha la sua origine nel lontano 2005, sulla mitica Playstation 2 (nostalgia canaglia). Fin da subito è riuscito a ritagliarsi una fetta nutrita di utenza e di appassionati, pur essendo una “copia” di Devil May Cry e Prince of Persia. Nel 2007 esce GoW II che ha confermato in pieno il lavoro fatto nel primo capitolo e sottolineato che un seguito può avere la stessa critica e risposta del titolo originale. Bisogna attendere il 2010 per il terzo capitolo, in realtà sesto dopo le uscite di altri GoW che percorrevano altre trame su altre console, ma questo non ha scalfito la qualità del franchising che ha saputo riconfermare un successo totale anche nella sua terza uscita. Ma la domanda più importante, che risponderemo in questa recenZione, è: il quarto capitolo della saga farà poker o sarà il fallimento annunciato di un titolo che ha percorso un’era di gaming? Sarà invecchiato solo il protagonista (Kratos) od anche il titolo?

Mitologia Norrena

Una lancia va spezzata in favore della mitologia sviluppata all’interno di GoW. Con i recenti sviluppi cinematografici che trattavano questo tema ci si era abituati ad un pantheon nordico “buono”, “roseo” e forse in disaccordo con la realtà vichinga. La credenza dei popoli nordici era quella di dover morire in battaglia ed una morte diversa era considerata una maledizione: solo chi moriva in uno scontro aveva la possibilità di accedere al Valhalla (il paradiso nordico). Questo paradiso era un castello dove gli avi degni vivevano, dove la mattina si alzavano e lottavano tra loro in battaglie epiche per tutto il giorno. La sera rientravano nel castello dove trovavano cibo ed idromele a volontà, con cui banchettavano fino alla notte. Durante il sonno le loro ferite guarivano ed erano pronti a nuove lotte e duelli il giorno seguente. Viene da solo che i vichinghi ed il loro pantheon non erano proprio quelle persone erudite, pacifiche e sagge che ci hanno propinato con i vari film di supereroi. Erano più persone dedite allo scontro, alla lotta, ma che apprezzavano un avversario che era in grado di metterli in difficoltà e che offrisse loro l’ipotesi di una morte onorevole, proprio in battaglia.

 

Il primo impatto

 

Subito si vede un Kratos vecchio, stanco, appesantito e sofferente. Sono evidentemente lontani i giorni in cui il fantasma di Sparta uccideva a mano bassa chiunque si mettesse sul suo cammino. Osserva un albero marchiato con un segno di mano che aspetta di essere abbattuto. La grafica è straordinaria ed i dettagli del mondo circostante e del protagonista sono incredibili. Kratos impugna l’ascia (il Leviatano) e con un paio di colpi lo abbatte (alla faccia della vecchiaia). Mentre qualcosa lo turba fa il suo ingresso Atreus: il figlio di Kratos! La distanza ed il gelido rapporto tra i due si sente fin da subito, con Kratos che probabilmente non ha la minima idea di come fare il padre, ma per forza di cose ora si deve prendere cura del figlio. Intanto il nostro eroe si prende in spalla l’albero (sempre in barba alla vecchiaia ed alla debolezza percepita all’inizio) e durante questo preludio si capisce che il legno servirà per la pira funebre della scomparsa moglie di Kratos, mamma di Atreus. Lei stessa ha segnato gli alberi da tagliare con quel marchio a forma di mano ed ha lasciato un ultimo volere ai due parenti: le ceneri dovranno essere sparse sulla vetta più alta. Una richiesta che viene presa a cuore sia da Kratos che da Atreus, anche se il primo non ritiene pronto il figlio ad una traversata che si ritiene irta di ostacoli e pericoli. Capiamo che il piccolo Atreus ha sofferto molto di salute, cosa che preoccupa il padre nonostante la situazione sembri oramai stabile.

 

Conflitto padre/figlio

 

Una menzione particolare va a questo aspetto psicologico del titolo con un doveroso avvertimento: mai il rapporto tra Kratos ed Atreus intaccherà il gameplay e non si avrà mai il sentore di dover trascinare il bambino in giro per fare il babysitter. Un aspetto che poteva rovinare il gioco e la storia, come spesso accade dove c’é un “debole” che deve essere protetto a scapito del divertimento di noi poveri giocatori. Atreus si rivela un aiuto fondamentale anche nei combattimenti, con i relativi tasti dedicati e con le abilità crescenti ottenibili tramite esperienza. Certo, il continuo problema di un figlio che odia il padre, Kratos che tratta Atreus come un legno e tutta la componente psicologica di questo rapporto travagliato, a volte darà un pochino fastidio, con la voglia di far imparare il volo al moccioso con un calcio spartano alla vecchia maniera, in cima ad un precipizio (300 docet). Si deve però specificare che l’evoluzione di questo rapporto e la sua profondità saprà regalare sorprese, sorrisi, lacrime e sensazioni vive. Se da un lato abbiamo il Kratos che spacca tutto e tutti a colpi di ascia (parliamo sempre di un GoW), dall’altro c’é un Kratos che non riesce, ma che vuole aiutare il figlio e recuperare quel rapporto che fin a quel momento è stato messo da parte per varie motivazioni (in gran parte spiegate da Kratos stesso durante l’avventura). Unica nota critica: ad un certo punto Atreus ha un cambio di psicologia, profondo e radicale; si ha un po l’impressione che questo aspetto sia stato tralasciato e poco evidenziato, con Atreus che cambia, Kratos che lo cazzia e lui che torna ad essere quello di prima, purtroppo senza quello spessore narrativo ed interpretativo che si sentiva prima e che verrà poi ripreso dopo questo cambiamento, un vero peccato.

 

Il gioco

 

Dopo le dovute premesse si inizia a parlare di GoW. Un titolo che riesce a stupire sotto ogni aspetto: ottima grafica, ottima storia, ottimi personaggi, ottimi colpi di scena, ottima struttura di combattimento… insomma un titolo tripla A che non ha alcun difetto se non qualche piccolo “graffio” qui e là, ma che onestamente non danneggia il prodotto finito.

 

Difetti

Il primo difetto che si percepisce su GoW è quella sensazione di “incompiuto” e di “potevamo mettere ma non l’abbiamo fatto” che si percepisce ad un certo punto del gioco: ci sono parti che verranno mostrate ma che non saranno raggiungibili, anche dopo la fine della storia. Questo si traduce in un senso di frustrazione, di voglia di andare a vedere, senza aver la possibilità di farlo. Forse era meglio non inserire queste mancate possibilità, o svelarle durante la trama con una scena, senza che il giocatore avesse la possibilità di soffermarsi su questa “mancanza” e rimuginarci sopra su come poteva essere.

Il secondo difetto è la “trasformazione” dei mostri a circa metà del gioco: inizialmente ci saranno una buona varietà di mostri, tutti con i propri punti di forza, debolezze, attacchi e meccaniche per sconfiggerli. A livelli di difficoltà più elevati questo si traduce in un necessario studio del nemico per capire la tattica migliore, limitare i rischi e la perdita di salute. Il giocatore avrà le sue belle sfide e capacità di adattarsi ai vari mostri, più o meno grossi. Verso metà del gioco i mostri si rinnovano, ma questo rinnovamento non è che puramente estetico, iniziando così a dare la sensazione di “visto” e “riciclato”. Riconosceremo subito la tipologia di mostro e quindi avremo già le informazioni necessarie per affrontarlo a dovere, traducendo il tutto in una mancanza di stimolo fatta eccezione per rarissimi casi dove potremmo essere colti di sorpresa da mostri completamente nuovi, ma decisamente in netta minoranza con il resto della fauna locale. Questo è un vero peccato perché qualche novità in più, anche se inferiore al inizio, avrebbe contribuito a mantenere viva quella sensazione di novità ed interesse propria della prima metà del titolo.

 

Conclusioni

GoW è un gioco che da solo vale la console, punto. Fin dalla sua prima uscita ha saputo stupire l’utenza e questo ultimo titolo, uscito per Ps4 non fa differenza. Non solo prosegue le gesta di Kratos, ma riesce a colpire per le implicazioni sociologiche e psicologiche che negli altri titoli mancavano od erano messe in secondo piano da un Kratos la cui unica preoccupazione era spaccare tutto e tutti. GoW è un titolo che si è saputo evolvere, che ha maturato con il tempo come fa un buon vino, offrendo sempre nuove idee, nuovi contenuti e non lasciando mai i giocatori con quella sensazione di “trito e ritrito” che altri titoli altrettanto longevi hanno avuto. I ragazzi della SIE (Santa Monica Studio) hanno avuto successo dove molte altre case di produzione hanno fallito: mantenere viva e di qualità l’esperienza offerta ai giocatori con il loro titolo. La cura nei dettagli e la passione nel loro lavoro si respirano ad ogni fotogramma dell’opera. Il futuro di Kratos e di GoW non potrebbe essere più florido con queste premesse!

 

Gameplay#1

 

VOTO

9/10

+ qualità eccelsa di ogni comparto tecnico

+ grande storia (narrativa e psicologica)

+ personaggi ben caratterizzati e con evoluzioni emotive interessanti

alcuni aspetti psicologici troppo sommari

mostri poco vari nella seconda metà del gioco

– una sensazione di “mancanza” in alcune sezioni di gioco

La vostra opinione

Questo è solo la mia recenZione, ma la vostra opinione ed i vostri pensieri inerenti a questo titolo sono importanti. Rispondete citando cosa vi è piaciuto, cosa non vi è piaciuto di questo GoW.  Approfondite quanto citato dal sottoscritto con i vostri pensieri e le vostre opinioni, dibattiamo insieme sulle nostre idee, sempre inerenti a GoW.

Krismec4

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